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dettavano le procure, si redigevano i testamenti prima di intraprendere il nuovo viaggio: «[...] dovendo [...] ritornarsene nelle parti di Bavera al negotio e trafico delle sue merci, che colà tiene [...] alla cadente sua senil ettà d’anni 63 circa [...] non ha volsuto perciò partire da queste parti senza disponere con tutta rettitudine delle sue cose.»[24]

Anche i matrimoni si celebravano d’estate. La morfologia della curva evidenzia come una quota molto consistente dei matrimoni contratti in Valpesarina tra il 1676 ed il 1800 fosse celebrata tra luglio e settembre: il 50,1%. Così in ogni altra parrocchia della Carnia: le nozze si stipulavano - per ottimi motivi - nel periodo in cui gli uomini erano rientrati al villaggio (fig. 3).

Anche la stagionalità delle nascite era fortemente vincolata dall’emigrazione: esse, infatti, concentrate tra marzo e maggio, erano riferibili a concepimenti estivi, alla presenza estiva degli uomini in patria.

Nella cura di San Giacomo di Rigolato, dalle cui ville partivano gli arornati - i venditori di farmaci e di spezie - nei due secoli tra il 1581 ed il 1800, il 54,7% dei concepimenti avvenne tra giugno e settembre. La sosta estiva era molto breve per la maggior parte dei cramari: ne è spia il fatto che il 32,7%

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FERIGO: «LA NATURA DE CINGARI»